Una mostra richiesta da tutti i più grandi musei al mondo!
A ROMA, la mostra che il mondo attende
MARMI TORLONIA

La visita esclusiva a PALAZZO FARNESE

e la mostra
‘ALBERTO SORDI
1920-2020′ a Casa Sordi

A Villa Caffarelli presso i Musei Capitolini
in mostra la più grande collezione privata d'arte antica al mondo che nessuno ha mai visto

L'esclusiva visita all'
AMBASCIATA di FRANCIA
presso Palazzo Farnese
La mostra del Centenario a Casa Sordi
per la prima volta aperta al pubblico
2 giorni
dal 18/12/2020 al 19/12/2020
€ 250,00
PULLMAN da UD/PN, PORTOGRUARO, SAN DONA', VE/TV e Padova

 

I MARMI TORLONIA

 

La mostra che gli appassionati d’arte antica attendono da oltre 70 anni !

Gli straordinari marmi della Collezione Torlonia, in assoluto tra i più belli di tutta l’arte antica! di nuovo visibili, a distanza di 70 anni dalla chiusura del Museo Torlonia!

 

 

PALAZZO FARNESE in piazza Farnese a Roma,

sede dell’Ambasciata di Francia

 

Un’altra visita eccezionale ci attende!
Finalmente aperto al pubblico PALAZZO FARNESE, sede dell’Ambasciata di Francia, il più bello dei palazzi cinquecenteschi romani.

La visita darà, inoltre, la possibilità di scoprire l’atrio del Sangallo, il cortile, il giardino, il Salone d’Ercole, con gli arazzi ispirati agli affreschi di Raffaello, i Camerini e la superba Galleria dei Carracci, restaurata recentemente e riaperta al pubblico, capolavoro assoluto dei fratelli Carracci eseguito tra la fine del XVI secolo e gli inizi del XVII per il Cardinale Odoardo Farnese.

Nella nuova sede dei Musei Capitolini a Villa Caffarelli si ripresentano al mondo ‘I MARMI TORLONIA’ in una accurata selezione di oltre 90 opere (delle 650 appartenenti alla nobile famiglia romana), tutte appositamente restaurate, appartenenti alla Collezione della famiglia Torlonia, che rappresenta la più prestigiosa raccolta privata di sculture antiche al mondo.

Il percorso espositivo, suddiviso in cinque sezioni, si sviluppa secondo un criterio cronologico a partire dalla fondazione del Museo Torlonia, inaugurato nel 1875 e rimasto aperto fino alla metà del Novecento. Si prosegue, quindi, con una serie di rinvenimenti ottocenteschi e settecenteschi che provengono, oltre che dagli archivi della famiglia Torlonia, anche dalla collezione del celebre scultore e restauratore Bartolomeo Cavaceppi. Infine, a chiudere la mostra saranno rispettivamente una raccolta di marmi appartenuta a Vincenzo Giustiniani, uno dei più celebri collezionisti romani del Seicento ed un’inedita selezione di reperti archeologici, risalenti al Cinquecento e Quattrocento. Al termine della visita, gli ospiti potranno affacciarsi sull’esedra dei Musei Capitolini dove sono stati riuniti per l’occasione: la statua equestre di Marco Aurelio, la lupa capitolina ed i bronzi del Laterano che il pontefice Sisto IV donò al popolo romano nel 1471.

La mostra, curata da Salvatore Settis e Carlo Gasparri con l’allestimento di David Chipperfield Architects Milano, è il frutto di un accordo siglato nel 2016 tra il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo e la Fondazione Torlonia.

“I marmi Torlonia” è una mostra itinerante, di cui l’edizione romana rappresenta la prima tappa. A conclusione del tour mondiale, verrà individuata una sede espositiva permanente a Roma che ospiterà il nuovo museo Torlonia.

ROMA, Settembre 2020

“Si esce storditi da tanta bellezza. Sento parlare di questa collezione da sempre. Erano 70 anni che il pubblico non poteva vederla”. Non nasconde l’emozione il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, uscendo da un primo, riservatissimo, giro nella galleria di opere che alimenterà quella che è già una delle mostre più richieste dai “più importanti musei al mondo”. Si chiamerà The Torlonia Marbles. Collecting Masterpieces, ovvero, la collezione Torlonia, la ‘collezione delle collezioni’, come narrano da sempre gli studiosi, che torna visibile al pubblico, dal 25 marzo 2020 al 10 gennaio 2021, nella nuova sede espositiva dei Musei Capitolini a Palazzo Caffarelli a Roma. Un’esposizione per ora parziale di quell’inestimabile tesoro d’arte che fu la Collezione dei principi, con 96 marmi romani (su 620 opere) raccolti tra il XV al XIX secolo, il progetto scientifico di Salvatore Settis e i contributo di Bulgari per i restauri. Ma che segna la prima tappa concreta dell’accordo tra il Mibact e la Fondazione Torlonia e che dopo un tour nel mondo porterà a un museo permanente per la Collezione a Roma.

“Le richieste internazionali sono tantissime. Non potremo accontentare tutti, sarà una scelta dolorosa”, precisa Franceschini, presentando l’accordo insieme al vicesindaco di Roma Capitale Luca Bergamo, Alessandro Poma Murialdo, presidente Fondazione Torlonia, e Jean-Christophe Babin, Ceo Bulgari. “Ci avevano detto ‘non ci riuscirete mai’ – prosegue – Ma grazie a Settis siamo andati dal principe Alessandro. In un colloquio che ricorderò come tra i più affascinanti del mio mandato da ministro abbiamo costruito un percorso. Ora stiamo lavorando anche con il Comune di Roma e la famiglia Torlonia per trovare una sede adatta e per dare a Roma, in un tempo non troppo lungo, una collezione unica”. Sarà dunque la creazione, “anzi il ritorno, del Museo Torlonia. Non lo vedrò prima della fine del mio mandato – sorride Franceschini – ma lo vedrò dopo”. Un’occasione inseguita per decenni “da mio nonno”, dice oggi Alessandro Poma Murialdo, frutto di una collaborazione “non comune tra istituzioni private, pubbliche e famiglia” e che “darà a questa collezione il respiro internazionale che merita. Sarà possibile far girare opere archeologiche con provenienza fuori da ogni dubbio”.

Accuratissimo il lavoro di ricerca intorno a ogni opera della mostra, curata da Settis con Carlo Gasparri, archeologi e accademici dei Lincei e con l’organizzazione di Electa. “Le opere vogliamo farle riconoscere, più ancora che conoscere, perché finora sono note solo attraverso fotografie”, spiega l’archeologo. Ultima delle grandi collezioni principesche di Roma, con il suo primo nucleo già all’inizio dell’800, la Collezione Torlonia, “per me la più importante dopo il tesoro di Tutankhamon”, confessa Jean-Christophe Babin, con la mostra diventa così l’occasione per un viaggio indietro nel tempo. “Sarà come entrare in una stanza del vecchio museo Torlonia – prosegue Settis – ripercorrere la storia della collezione e del collezionismo in Italia, dal 1880 fino al ‘400”, tra busti e sarcofagi che raccontano di luoghi e momenti storici come Villa Albani o la collezione Giustiniani. L’ultima delle cinque sezioni si ricongiungerà all’esedra dei bronzi e del Marco Aurelio dei Musei Capitolini, sottolineando il nesso fra gli inizi del collezionismo privato di antichità e la donazione al Comune da parte di Sisto IV nel 1471. Il tutto, chiosa il vicesindaco Bergamo, “nel nuovo spazio espositivo Caffarelli, nel cuore del Campidoglio, chiuso nel 1965 per difficoltà di manutenzione. Oggi, con un lavoro importante della sovrintendenza capitolina, torna disponibile ed entra a pieno effetto del sistema dei Musei Civici”.

Dal 1976 quei marmi sono rimasti chiusi, per volontà del principe Alessandro Torlonia (morto nel 2017), in stanzoni al piano terra del palazzo di famiglia in via della Lungara, trasformato per ricavarne una novantina di appartamenti. E lì erano praticamente invisibili. Le sculture resteranno esposte fino a GIUGNO del 2021. Poi la mostra viaggerà, andrà forse al Louvre, al British, ma offerte giungono anche da oltreoceano. La mostra, spiega Settis, si propone due obiettivi. L’allestimento, curato da David Chipperfield, rende visibili capolavori pressoché ignoti, stupefacenti e ora ripuliti, come la Tazza Cesi, il Caprone in riposo o la Fanciulla di Vulci. E compie a ritroso un viaggio nella storia delle collezioni romane il cui sviluppo prelude alla nascita del concetto di un moderno museo. Si comincia con una rievocazione del Museo Torlonia alla Lungara così come l’organizzò nel 1875 il principe Alessandro, che sistemò in diverse sale il tesoro, catalogato in un poderoso volume da Carlo Ludovico Visconti. Per questo si è scelto come primo impatto un itinerario nella straordinaria serie di busti maschili e femminili, da Pompeo e agli imperatori Flavi, ai ritratti di Livia o Messalina. Poi si prosegue con le sculture rinvenute durante scavi ottocenteschi nei terreni di proprietà Torlonia (sarcofaghi e repliche di sculture greche). Quindi si passa ai materiali provenienti da collezioni settecentesche ( i marmi dello studio di Bartolomeo Cavaceppi), e poi seicentesche (gran parte della collezione Giustiniani), e, ancora oltre, con gli oggetti di raccolte cinquecentesche e quattrocentesche. 

PALAZZO FARNESE

Il Palazzo Farnese è per molti il ​​più imponente e bello dei palazzi di Roma. Fu inaugurato nel 1517 da Antonio da Sangallo il Giovane, per il cardinale Alessandro Farnese (futuro Papa Paolo III).
Dopo la scomparsa di Da Sangallo, i lavori furono proseguiti da Michelangelo dal 1546 al 1549, poi da Vignola dal 1569 al 1573 e infine da Giacomo Della Porta, che lo completò nel 1589.
La facciata su Piazza Farnese e sulle strade laterali sono principalmente da da Sangallo, tranne la cornice e il balcone centrale. Questi ultimi elementi, insieme a parte del secondo e terzo livello del cortile interno, sono di Michelangelo.
La facciata posteriore è stata progettata da Vignola e Della Porta.
Il cardinale Odoardo Farnese fece decorare l’interno dai fratelli Annibale e Agostino Carracci, dal 1587 al 1604.
Nel XVIII secolo il palazzo fu ceduto ai Borboni di Napoli che lo spogliarono delle collezioni Farnese.
Ospita l’ambasciata francese dal 1874.

La facciata principale su Piazza Farnese è divisa in tre livelli separati da fasce decorate con il giglio Farnese. La loggia e la splendida cornice sono di Michelangelo.
La facciata posteriore comprende tre ordini di tripli archi.
All’interno del palazzo, al piano terra, la sala più famosa è la galleria dei Carracci (o galleria Farnese), decorata con affreschi tra il 1597 e il 1604 da Annibale Carracci, aiutato da suo fratello Agostino, Domenichino e Giovanni Lanfranco.
La grande sala, il Salone d’Ercole, è adornato da un ricco soffitto a cassettoni, con arazzi che riproducono gli affreschi di Raffaello nel Vaticano. Il camino è incorniciato dalle statue distese di Abbondanza e Pace di Guglielmo Della Porta.
Il vicino salone dei Fasti Farnesiani è decorato con affreschi di Francesco Salviati e Zuccari.
L’atrio di da Sangallo è notevole. È diviso in tre navate che conducono al cortil
e circondato da un portico.

 

The Loves of the Gods by Annibale Carracci, Palazzo Farnese, Rome - Walks in Rome (Est. 2001)

 

 

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